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Compressori cardiaci automatici: funzionano come un soccorritore

Un interessante studio rileva la affidabilita’ di questi apparecchi automatici, capaci di sostituirsi anche al personale piu’ esperto nelle compressioni toraciche durante l’arresto cardiaco.

L’8 e 9 settembre scorso, presso l’istituto Mario Negri di Milano, si è tenuto un importante simposio su arresto cardiaco, shock e trauma. Sono intervenuti 150 tra i massimi esperti internazionali del settore, oltre ai responsabili della definizione delle linee guida mondiali di trattamento dell’arresto cardiaco. Uno tra i più importanti studi presentati è stato coordinato da Lars Wik dell’università di Oslo, si è svolto su circa 4.200 pazienti in centri europei e americani e ha messo a confronto l’efficacia del massaggio cardiaco manuale con quello fatto da compressori meccanici, un nuovo sistema di soccorso del paziente in arresto cardiaco che consente di ottimizzare i tempi e migliorare il recupero neurologico. Suddivisi in due gruppi numericamente equivalenti e omogenei per età, sesso e tempo di attesa dei soccorsi, i pazienti hanno avuto un arresto cardiaco extra-ospedaliero e sono stati sottoposti a massaggio manuale o meccanico prima di essere trasportati in ospedale. Vari studi avevano in precedenza mostrato che anche i soccorritori professionisti spesso non riescono a eseguire un massaggio con le caratteristiche previste dalle linee guida: almeno cento compressioni al minuto, con profondità di almeno 5 cm e con interruzioni ridotte al minimo. Come ricorda Giuseppe Ristagno, del Laboratorio di Farmacologia clinica cardiovascolare del Mario Negri, «il dottor Wik è famoso per la sua cura nell’addestrare personale di soccorso a eseguire un massaggio di alta qualità», eppure questo studio dimostra la non inferiorità del compressore meccanico, che si è mostrato in grado di eseguire un massaggio ottimale. La qualità del massaggio si è riflettuta su percentuali analoghe in termini di sopravvivenza dei pazienti.

 

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Da Doctor 33

 
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