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Morire sugli sci: solo colpa del caso?

Ieri una ragazza di 25 anni, della Provincia di Pisa, e’ deceduta per morte improvvisa mentre sciava. Era un’atleta, una ragazza apparentemente in ottima salute. Leggo sui giornali che e’ deceduta “nonostante i tentativi di rianimazione”. Ma non c’e’ parola sull’impiego del defibrillatore.

Il decreto legge pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n^ 129 del 6.6.2011 ne prevede la presenza ovunque si faccia sport e precisamente anche “nelle stazioni sciistiche”.

L’ uso di queste macchine salvavita riesce a salvare il 50% degli arresti cardiaci contro il misero 1% della rianimazione cardiopolmonare tradizionale (massaggio cardiaco e ventilazione artificiale).

Questa ragazza e’ una delle 70.000 vittime della morte improvvisa di quest’anno in Italia, una ogni sette minuti .

Vittime certo delle aritmie, ma anche della ignoranza .

Puoi commentare l’articolo cliccando su “Comments”, qui in basso a destra

 
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13 Comments  comments 

13 Responses

  1. carlo coniglio

    La cultura è informazione e formazione. La cultura della rianimazione cardiopolmonare e della defibrillazione precoce è un obbligo morale della nostra società almeno dovrebbe esserlo. Ben vengano siti come questo, ma attenzione a non creare disinformazione.
    La tragedia citata è accaduta ieri nel Comprensorio del Corno alle Scale in provincia di Bologna. Il Sistema di Emergenza prevede che nello stesso ci sia una postazione medica e infermieristica dotate di tutto il necessario per gestire la prima fase di emergenze come quelle verificatesi ieri, compresi ovviamente defibrillatori semiautomatici e manuali. Il primo soccorso sulle piste è assicurato da personale addestrato del soccorso alpino e dai carabinieri. Il collegamento con il 118 è immediato, l’intervento dell’Elisoccorso altrettanto.
    A volte tragedie come queste non sono evitabili nonostante tutti gli anelli della catena del soccorso funzionino bene. A volte la disorganizzazione e la non disponibilità di strumenti e cultura dell’emergenza, come è accaduto in recenti e noti episodi di cronaca sportiva, contribuiscono all’esito infausto. Ma non è stato questo il caso.
    Pregherei l’autore del post di verificare le informazioni prima di trarre conclusioni affrettate sulla presenza o meno di dispositivi e sulla cultura o ignoranza dei soccorritori.
    Grazie
    Carlo Coniglio (un medico del Sistema di Emergenza 118 di Bologna Soccorso).

  2. Ripeto la domanda: le risulta che la vittima sia stata defibrillata sul posto da un DAE?

  3. A conferma dei mie dubbi sulla modalità dei soccorsi, e della tempistica dei soccorsi, riportò con ” copia ed incolla” quanto pubblicato da 50 canale di Pisa. Sarebbe stata tentata una defibrillazione solo dopo molti , troppi minuti, in un ambulatorio a valle e non sulla pista. Quindi , come supponevo, IGNORANDO le linee guida mondiali.
    Ecco quanto si legge sul sito di 50 canale.

    “Sarà conferita mercoledì ed eseguita probabilmente giovedì mattina l’autopsia sul corpo della venticinquenne, Giulia Cignoni, morta ieri su una pista da sci del Corno alle Scale, comprensorio dell’Appennino bolognese. Il pm della Procura di Bologna Augusto Borghini ha infatti ritenuto necessario, vista la giovane età, l’esame medico legale – che sarà affidato alla dottoressa Chiara Mazzacori per comprendere le cause del decesso della ragazza originaria di Ponsacco (Pisa). La giovane ieri stava sciando con il fidanzato quando improvvisamente si è accasciata nella neve della pista ‘Polla 1′. E’ stato proprio il fidanzato a riferire ai soccorritori che la ragazza era una principiante e che, poco prima, era caduta facendosi male ad una spalla. Bisogna capire quindi se l’episodio sia legato o meno al malore. Il pm in ogni modo ha aperto un fascicolo nell’ipotesi tecnica di omicidio colposo, a carico di ignoti. Per quanto riguarda i soccorsi, sembra che siano stati tempestivi: nell’immediatezza – l’allarme è scattato alle 13 – sono arrivati i carabinieri e un medico del soccorso alpino, poi anche il 118 e personale della Forestale, e si è tentata la rianimazione. La ragazza è stata portata con una motoslitta in un ambulatorio del pronto soccorso sciistico a valle e trattata con un defibrillatore. Alle 14 però è stata dichiarata la morte.”

    D quanto scritto , quindi, si evince che il DAE non é stato usato sulla pista da sci.
    Aspetto commenti da parte del Collega che ha postato il primo commento.

  4. carlo coniglio

    In un mondo ideale ci sarebbe un defibbrillatore in ogni angolo o addirittura uno personale, ma non è così, almeno non ancora. Probabilmente in quel momento i primi soccorritori accorsi hanno ritenuto che in quella situazione e in quel luogo specifico, fosse meglio portare la paziente, rianimata sul luogo e durante il trasporto, verso il defibbrillatore che non il contrario. Scelta sbagliata, scelta corretta? io non ero li presente e non posso giudicare il patos o i pensieri di quegli attimi. Lei è in grado di farlo?

  5. La scelta e’ stata sicuramente sbagliata. L’ AHA , cosi’ come il IRC in caso di persona a terra non cosciente prevedono
    1- massaggio cardiaco esterno in attesa del DAE da usare sul posto
    2- in caso che i soccorritori siano in possesso del DAE deve essere applicato subito, senza neppure eseguire massaggio cardiaco.
    Tornando alla sua domanda quindi, da quello che ho appreso, alla paziente doveva essere applicato il DAE, per legge presente tra gli equipaggiamenti di primo sccorso

  6. carlo coniglio

    Grazie per il ripasso delle linee guida. Eviti di pontificare su un soccorso nel quale non era presente, che non è avvebuto in un centro commerciale o in un luogo pubblico di facile accesso ma su una pista della quale non conosce pendenza, accesibilità, condizioni climatiche e sicurezza degli operatori, che è sempre la prima regola del soccorso (anche che capisco sia superfluo ribadirlo). La paziente è stata rianimata in manera continua, il primo ritmo riscontrato defibbrillabile ma successivamente nessuna risposta alle manovredi ALS. Forse se fosse avvenuto in un altro luogo, o più vicina ad un defibbrilaltore l’esito sarebbe stato diverso, ma questo non possimao saperlo ne io ne lei.
    Non mi fraintenda, sulla campagna di diffusione dei difibbrillatori e l’esigenza di formare più persone possibili alle manovre di rianimazione di base compresa la defibbrilazione sono in perfetto accordo con lei, anzi comlimenti per il suo impegno. Ma i commnenti ai fatti dovrebbero essre fatti quando si è in possesso di tutti gli elementi.
    Grazie

  7. Guardi io non pontifico proprio per niente. Anzi e’ lei che ad ogni commento fa emergere particolari che mi danno sempre piu’ ragione. Se il primo ritmo era risultato defibrillabile 8e suppongo che questo sia successo non sulla pista ma dopo che era stata portata a valle nell’ambulatorio – perche’ e’ li che e’ stata defibrillata), significa che in tutti quegli interminabili minuti precedenti la paziente era ceratemente in un ritmo defibrillabile e che quindi un uso precoce del DAE le avrebbe dato qualche speranza. Mi pare di essere assolutamente in grado di commentare in questo campo, se permette. La sopravvivenza in caso di FV a mani nude (massaggio e ventilazione) e dell’ 1%, con il DAE entro 3 minuti varia tra il 25 ed il 74%. Non ha senso quindi tenere un DAE rinchiuso in un ambulatorio quando si puo’ morire sulle piste. I casi recenti di Sondrio (2 sopravvissuti con il DAE sulle piste su 2 arresti cardiaci) ne sono la dimostrazione.

  8. E’ il defibrillatore che deve arrivare al paziente, e il paziente che deve arrivare al defibrillatore. Deve essere nello zaino di ogni gruppo di soccorritori che sono i primi ad arrivare. Questo insegna un decennio di defibrillazione precoce, in tutto il mondo.

  9. Errata Corrige: E’ il defibrillatore che deve arrivare al paziente, e NON il paziente che deve arrivare al defibrillatore.

    • Andrea Augusti

      Buongiorno sig Cecchini,
      mi chiamo Andrea Augusti e sono il fratello del fidanzato di Giulia, la ragazza morta il 31 dicembre 2012. Mi scuso del ritardo ma ho letto solo ora, e per puro caso, il vostro articolo.

      Le posso raccontare io come sono andate le cose, dato che ero li e ho vissuto la vicenda in prima persona.

      Giulia appena ha iniziato la discesa è scivolata e da quel momento non si è più rialzata. Mio fratello, che si trovava qualche decina di metri più a valle di lei, si è tolto subito gli sci ed è corso verso di lei. Appena arrivato sul posto si è accorto che non respirava ed ha iniziato a praticargli il massaggio cardiaco. Io intanto sono ”volato” a valle per chiamare i soccorsi.
      Ci avrò messo circa 5 minuti ad arrivare alla postazione dei carabinieri, ma appena arrivato mi sono accorto che stavano già partendo perchè già allertati dal personale della cabinovia, il quale si trovava poco distante dal luogo dell’incidente.
      Dopo poco ho visto tornare la motoslitta con sopra Giulia e mio fratello, il quale gli stava ancora praticando il massaggio cardiaco perchè il battito era debolissimo e ogni volta che mi fratello smetteva il massaggio, il cuore cessava di battere. Mentre entravano nell’ambulatorio, è arrivato anche l’elicottero del 118 con operatore ed hanno continuato con il defibrillatore e il massaggio cardiaco, ma dopo circa 45 minuti ( le posso garantire estenuanti ) non c’è stato niente da fare.

      Dopo qualche giorno è stata disposta l’autopsia, alla quale mio padre Il Dott.Antonio Augusti, primario di ortopedia dell’ospedale di Livorno ha assistito (su richiesta della famiglia).
      L’esame ha diagnosticato che Giulia era affetta da una rarissima malattia che stava lentamente mutando i tessuti del cuore da tessuti muscolari a cartilaginei e quindi non in grado di riceve impulsi nervosi.
      Mio padre e i medici dell’autopsia hanno dichiarato che se anche il cuore avesse smesso di battere in una sala operatoria, dove presenti ogni macchinario adatto ad una rianimazione, non ci sarebbe stato niente da fare.

      Capisco il suo punto di vista, ma questa volta la colpa non è proprio di nessuno e le suggerisco di informarsi MOOOLTO BENE la prossima volta prima di scrivere un articolo accusatorio non conoscendo bene i fatti.
      Saluti

      Andrea Augusti

      • Gentile utente,
        innanzitutto mi spiace molto della tragedia che avete vissuto.
        DAl suo racconto lei conferma che il defibrillatore non e’ stato usato sulla pista ma dal personale dell’elicottero, ma dopo molti minuti di massaggio cardiaco estenuante.
        Quindi non accuso messuno, semplicemente il DAE sulla pista non c’era.
        Certo si puo’ morire purtroppo nonostante il defibrillatore ma la sua applicazione nei primi 3-5 minuti fornisce percentuali elevate di successo (medie negli studi circa 50%).
        In particolare nella nostra esperienza pisana (circa 400 DAE ) abbiamo salvato 11 persone su 16 (68%) con il DAE impiegato da laici e cioe’ passanti o Colleghi di lavoro.
        Le cifre della morte improvvisa sono increbili anche in Italia (70.000 decessi all’anno, 200 al giorno, uno ogni 8-9 minuti: negli uyltimi 6 anni 592 ragazzi sotto i 18 anni ne siono stati colpiti…).
        Ecco il significato di questa mia campagna gratuita e difficilissima per cambiare la mentalita’ delle persone e la diffusione ovunque di un banale defibrillatore.
        Le invio i miei piu’ cordiali saluti

        cecchini

  10. Maurizio Cecchini

    http://www.trentotoday.it/cronaca/defibrillatore-carabinieri-folgaria-arresto-cardiaco.html
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    Redazione
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    Sono stati diversi i fattori di preparazione e rapidità di azione che hanno decretato il successo dell’intervento di domenica scorsa sulle piste di Folgaria dove uno sciatore cinquantenne è stato rianimato per ben due volte dopo un malore. I volontari di Fissa Soccorso Sci Alpino erano in servizio e si trovavano a transitare proprio sulla pista dove l’uomo è stato colto dal malore.

    Non solo: pochi giorni fa i carabinieri di Folgaria hanno ricevuto una nuova dotazione proprio in vista di interventi di soccorso. Una nuova motoslitta da 120 cavalli con barella a pettine ma soprattutto un nuovo defibrillatore. Attrezzatura che si è rivelata indispensabile nell’intervento di domenica.

    Tre minuti dopo la telefonata da parte dei volontari di Fissa i carabinieri, partiti dalla base opeativa a circa 3 chilometri dalla pista, erano sul posto, con tutta l’attrezzaturanecessaria. Mentre uno dei due carabinieri era impegnato a prestare soccorso allo sciatore l’altro peisponeva l’area di atterraggio dell’elicottero.

    “L’uso del defibrillatore automatico, possibile solo nei casi accertati di arresto cardiaco, è stato determinante: istanti interminabili dopo che la prima scarica non aveva sortito effetto, ed un sospiro di sollievo lo hanno avuto tutti solo dopo che una nuova scarica ha fatti si che riprendessero le attività vitali ed il defibrillatore sconsigliava ulteriori interventi” spigano i carabinieri. E’ la prima volta che il defibrillatore, divenuto obbligatorio con il decreto Balduzzi del 1° luglio 2017, è stato usato sulle piste.

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