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Sfatiamo un mito: non si muore per “congestione”

tuffoTempo di mare, di tuffi e di bagni: come tutti gli anni avvengono purtroppo  i primi annegamenti ,e viene sempre data la colpa alla…”congestione”

Viene impropriamente usato il termine “congestione” che in realta’ non ha alcun significato medico in questo senso.

Quello che succede e’ la “sindrome da idrocuzione” (“diving reflex”): in sostanza l’impatto brusco della cute (specie della faccia) con l’acqua fredda provoca un violento e transitorio riflesso vagale che riduce drasticamente la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa. Se questo fenomeno dura piu’ di qualche secondo si crea un ipoafflusso cerebrale che puo’ portare a perdita di coscienza. La stimolazione vagale inoltre stimola il vomito. Se ci si trova anche in pochi centimetri di acqua si rischia di morire per annegamento, mentre se cio’ accade sotto una doccia fredda ovviamente il tutto si risolve positivamente in pochi minuti.

L’essere in fase digestiva puo’ facilitare la “sindrome da idrocuzione”, dal momento che in quel momento sia ha fisiologicamente un aumento del tono vagale che determina da una parte un aumento dellla secrezione di succhi gastrici, dall’altra la riduzione della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa.

Se si guardano i filmati dei campionati di tuffi, noterete che gli atleti, prima del tuffo, si sottopongono ad una doccia fredda, in modo da “abituare” il corpo all’impatto con l’acqua fredda della piscina e non, come verrebbe fatto di pensare, per motivi di igiene.

Lo stimolo freddo brusco sul viso e’ infatti impiegato frequentemente per stroncare tachiaritmie sopraventricoiari anche nei bambini , ponendo sul loro volto un telo freddo o del ghiaccio (“diving reflex”).

Va inoltre sottolineato che si muore per asfissia, non perche’ l’acqua invada i polmoni, dal momento che la glottide chiude il passaggio all’acqua in trachea. L’acqua invece viene deglutita riempiendo lo stomaco nell’ultimo tentativo di preservare le vie aeree (“drowning” degli anglosassoni). Nel “quasi annegamento” (“near drowning” ) infatti il paziente non inala l’acqua ma vomita successivamente al salvataggio l’acqua contenuta nello stomaco.

Si muore insomma in inspirazione forzata a glottide chiusa.

Nelle autopsie infatti, il rilievo di acqua nello stomaco e’ indice del fatto che il paziente fosse ancora vivo al momento dell’immersione; in caso che fosse gia’ deceduto (ad esempio per omicidio, o per altri motivi), lo stomaco non si riempie di acqua.

Cosa fare dunque: entrare lentamente in acqua (impiegando almeno un paio di minuti) bagnandosi il viso con l’acqua nella quale ci si immerge, il torace, l’addome quando ancora l’acqua e’ bassa, in modo da poter tornare a riva immediatamente qualora si avvertisse un malessere; evitare tassativamente i tuffi in acqua se si e’ accaldati .

Tassativamente non assumere alcoolici prima del bagno. Non fate mai il bagno da soli.

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6 Comments  comments 

6 Responses

  1. Alberto

    Non ho capito, la causa della morte per annegamento è l’acqua nello stomaco?

    • No . La causa della morte per annegamento e’ l’asfissia.
      L’acqua nello stomaco e’ legata al fatto che chi sta annegando cerca di inghiottire l’acqua del disperato tentativo di non farla entrare in trachea.

      Arrivederci

      cecchini

  2. Anna

    Non ho capito l’inspirazione forzata

    • Quando l’acqua arriva ibn faringe e laringe ed il paziente e’ cosciente la glottide si chiude per non fare entrare l’acqua in trachea ed il paziente cerca disperatamente di inspirare. In un secondo momento, quando ormai il paziente perde coscienza ed il cervello diventa anossico la glottide si apre (ma il paziente non respira piu’ sostanzialmente).

      Arrivederci

  3. davide

    recentemente mi è capitato che a seguito di un tuffo da 10 metri, nel momento in cui sono arrivato in acqua ho avvertito una sorta di forte fitta/blocco nella zona tra la bocca dello stomaco e il torace; il disturbo è durato circa una decina di secondi. In questo periodo sto avendo dei picchi di pressione arteriosa alta, tuttavia il mio medico di base mi ha detto che quanto mi è successo non dipende dalla pressione alta; per di più il tuffo di per se sarebbe andato benino, nel senso che non ho riportato lividi ne fratture ne alcun tipo di problema a parte questo che ho scritto; anche il cuore ok (di recente ho fatto elettrocardiogramma). Secondo il bagnino, questo problema si può verificare se si è spaventati; ma non penso sia dovuto a ciò in quanto non ho esitato nel momento in cui ho saltato, pur soffrendo d’ansia…
    Poiché prima del salto sono stato circa mezzora a prendere il sole, mi chiedo se potrebbe centrare qualcosa con la sindrome da idrocuzione!? Tra l’altro soffro di iperidrosi (che si accentua con le alte temperature)

    • Quello che lei ha presentato e’ stata una risposta vagale per il suo tuffo nell’acqua fredda.
      In quel caso sia la pressione che la frequenza SI RIDUCONO bruscamente (non aumentano)
      Dica pertanto al medico ed al bagnino di ripassarsi un po’ i libri.

      Arrivederci

      cecchini

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