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Non abbassare la guardia

Pubblico volentieri un articolo, in realtà una “case report” del Collega ed amico Dott. Antonio CAMBI, che egli vuole dedicare al suo Maestro , il Collega Prof. Vitantonio Di Bello, recentemente scomparso.

 

NON ABBASSARE LA GUARDIA

Il protocollo di visita medico sportiva è ormai datato al 1982, e seppur vengano aggiornati i protocolli un particolare quelli cardiologici, l’evoluzione dei quadri che si riscontrano è in relazione all’aumento dell’utenza sportiva sottoposta a visita, ed alle attività proposte alle varie fasce di età. Un primo quadro clinico che si è evidenziato nel tempo e ben descritto è stata l’ Ipertensione Mascherata, un quadro cioè in cui una persona con valori pressori normali a riposo, mostra livelli elevati sia di massima che di minima sotto sforzo. Il rilievo della pressione arteriosa durante lo sforzo è una procedura attendibile visto che la posizione del braccio sul cicloergometro offre un approccio all’arteria radiale per tutta la durata dell’esercizio.
Ma un altro quadro , secondo me correlato alla pressione arteriosa, si presenta su un altro versante della patologia da sforzo. Nella mia pratica ho notato che l’instabilità elettrica che si ha nella fase di recupero, che si manifesta con la comparsa di Battiti Ectopici Ventricolari nello sforzo, si rileva particolarmente nei soggetti ipertesi anche se in terapia , anche se la prova da sforzo non ha mostrato segni di patologia coronarica, pur arrivando ad alti livelli del prodotto frequenza/pressione massima che è correlato al Consumo di Ossigeno.
Il corrispettivo anatomo-patologico venne indicato dai cardiologi americani come “disarrangement” (scompaginamento, disallineamento) delle fibre miocardiche, che provocavano sofferenza locale e microcircuiti di rientro , fattori da sempre considerati di rilievo per l’insorgere di aritmie maligne.
L’attività fisica di tipo anche amatoriale, che viene incoraggiata ed sostenuta per diminuire i rischi del sovrappeso e dei parametri ematochimici (colesterolo, lipoproteine, triglicerdi, glicemia) deve tener conto , secondo me, della storia sportiva di ciascun individuo.
Un conto è un soggetto che ha praticato sempre sport, esempio un tennista sessantenne, che ha sempre giocato le partitelle settimanali nel proprio circolo ogni anno avendo un riscontro delle proprie condizioni nel check con il proprio medico o in un Centro di Medicina dello Sport, e che può praticare i campionati di categoria veterani se il suo grado di allenamento lo consente. Un’altra prospettiva è quella di persone che si approcciano ad attività che sono ritenute a basso rischio, come la danza o il podismo, dopo un periodo di black-out dai controlli. Un esempio di ciò che insidiosamente può riscontrarsi è quello mostrato nel tracciato allegato, riferibile ad un iperteso in terapia, al termine di una prova da sforzo al cicloergometro condotta fino a 250 watt con normale tracciato ed adeguato incremento di frequenza e pressione. Con l’instabilità elettrica nella fase di recupero è comparso un ritmo atriale caotico che condotto in ventricolo ha innescato una tachicardia ventricolare con torsione di punta. Per fortuna la torsione è regredita spontaneamente permanendo un ritmo caotico ad alta frequenza. Trasportato in Ambulanza in ambiente ospedaliero, è stato sottoposto a DC-shock in sedazione per ripristinare il ritmo sinusale, e quindi studiato in un centro idoneo con Risonanza Magnetica e Scintigrafia. Si sono allora evidenziate due lesioni concausali importanti per l’insorgenza dell’aritmia: un’area di displasia nel Ventricolo Sinistro riferibile ad una lesione asintomatica, ed un bridging (un ponte muscolare) su una coronaria in prossimità della punta. Per fortuna adesso la persona ha ricevuto una terapia idonea al proseguimento della sua vità lavorativa ed indicazioni sullo stile di vita.
Da esperienze come questa ne ho ricavato la necessità di apparecchiature di emergenza oltre a procedure effettive di soccorso, compreso un training continuo degli operatori, ispirato da eventi “near miss”. La accurata raccolta della anamnesi sportiva deve far individuare i soggetti a potenziale rischio , anche se apparentemente in buona salute. Si rileva inoltre la necessità della presenza di DAE vicino a luoghi di gara, in cui oltre l’impegno fisico può accompagnarsi una carica adrenalinica suscitata dalla gara (giudici, confronto con altri, dimostrazione a sé stessi).
Sta al medico esaminatore andare oltre il test clinico, per elargire consigli e suggerire possibili segni di criticità.
La cultura del Primo Soccorso deve andare in parallelo, cercando di non farsi prendere dal panico dell’evento e predisporre un pronto ed efficace intervento, sia sul posto sia con l’allerta del 118.

 

Dott. Antonio CAMBI

Il Dottor Antonio Cambi si è formato all’Università di Pisa laureandosi in Medicina e Chirurgia.
Si è poi specializzato in Medicina dello Sport ed in Medicina Interna con indirizzo d’Urgenza, e perfezionato in Medicina delle Assicurazioni (Università di Pisa) e Medicina Aeronautica e Spaziale (Università di Padova).
Il suo lavoro è andato dall’Emergenza Territoriale alla Medicina Fiscale, dalla Medicina di Famiglia nella cittadina di Usigliano di Lari, dove tutt’ora vive, alla Specialistica in Medicina dello Sport di adesso presso la Fondazione Rete PAS di Scandicci

 
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