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La grande lezione

La pandemia che ci sta colpendo ci dovrebbe insegnare molte cose, e lo insegna a chi sa guardare oltre il drammatico momento che stiamo vivendo.

L’umanita’ ha compiuto passi da gigante nella cultura, nella tecnica , nella medicina.

Non sappiamo neppure se ci siano oggi delle navicelle spaziali con equipaggi a bordo – perche’ ormai sono diventate cose di tutti i giorni; siamo andati su Marte .

La tecnologia ci permette di vederci e parlarci a distanza sostanzialmente a costo zero, la medicina ci ha prolungato una vita anche dignitosa ad eta’ che solo 50 anni fa erano  impensabili.

Nel giro di pochi anni sono certo sconfiggeremo anche il cancro.

Eppure questa nostra umanita’ sie era dimenticata che puo’ essere atterrata da un nemico invisibile delle dimensioni di un centinaio di nanometri, un piccolo virus.

Troveremo, ne sono certo, rimedio anche a quello, e presto.

MA non ci deve sfuggire la lezione che questa tragedia ci sta impartendo.

Occorrebbe capire che siamo una umanita’ sola, che da migliaia di anni continua in guerre fratricide in nome di una religione, di soldi, di potere, di vaneggiamenti di razza.

Solo quando siamo colpiti tutti da un unico nemico micidiale qualcosa cominciamo a capire della stupidita’, oltre che dell’ orrore che l’animale uomo e’ riuiscito e tutt’ora riesce a compiere nei millenni.

Proprio ora che siamo costretti a nasconderci nelle nostre case come alveari che sono i nostri condomini intuiamo la necessita’ di aiutarci l’un l’altro anche col vicino di pianerottolo cosi’ antipatico e di idee politiche opposte alla nostra, spesso di credo religioso diverso, di eta’ diversa.

Forse proprio ora si vede la “meglio gioventu’” del nostro meraviglioso Paese che lavora giorno e notte negli ospedali, nei laboratori di ricerca, oppure darsi da fare nel dare una mano a chi meno ha, a chi e’ fragile e solo magari portando una spesa o i farmaci dei quali ha bisogno.

Forse ora , proprio in questa ora buia , riusciamo a sollevare gli occhi dalla banale quodiana normalita’ che ci aveva ottusi a cercare un orizzonte luminoso, felice per tutti, a patto che lo ricerchiamo assieme agli altri.

Iniziamo a capire , almeno spero, che la nostra felicita’, sicurezza e salute dipende anche da quella degli altri, che non si puo’ vivere da soli ne’ tra uomini ne’ tra gli  altri animali.

L’opulenza nella quale abbiamo vissuto fino ad oggi non e’ piu’ garantita, si fa la fila per il supermercato, la farmacia, internet viene usato per informarsi e per stare piu’ vicini anziche isolarci.

Stiamo comprendendo la ricchezza ed il privilegio di avere cio’ che avevamo, la liberta’ di incontrarsi, di andare a scuola, inizia piacerci quel lavoro che fino a pochi giorni fa odiavamo, quel treno noioso che ci portava al lavoro, il traffico convulso, il parcheggio che non si trova mai…

Perche’, almeno noi occidentali, eravamo ricchi ed opulenti e lo siamo tutt’ora , pronti solo a parole ad aiutare altre persone meno fortunate o meno capaci.

Cominciamo paradossalmente ora , in un momento cupo che ci fa paura, a capire la meraviglia della vita, del lavoro, della salute, delle relazioni interpersonali.

Se sapremo sfruttare questa tragedia immane che sta colpendo l’umanita’ vorra’ dire che queste migliaia di morti a qualcosa saranno serviti.

La paura piu’ grande che ho e’ che , quando tutto sara’ passato, riprenderemo a sfruttare la Terra e altri uomini come sempre abbiamo fatto, a sentirci i padroni del pianeta.

Del resto non sono bastati i milioni di morte della peste, del colera ma anche delle guerre mondiali per farci capire che siamo animali tra gli animali e per di piu’ fragili presi uno per uno.

Sono certo purtroppo che all’indomani di questa vicenda, quando saremo in grado di riprendere la nostra vita quotidiana proseguiremo con i nostri egoismi, le ingiustizie e gli orrori di sempre.

maurizio cecchini

 
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5 Comments  comments 

5 Responses

  1. Caro Dottore, Lei scrive:Se sapremo sfruttare questa tragedia immane che sta colpendo l’umanita’ vorra’ dire che queste migliaia di morti a qualcosa saranno serviti.
    Putroppo mi viene in mente quel detto ”passata la festa, gabbatu lu santu”
    L’uomo è bramoso di avere, avere , come scriveva Giovanni Verga a proposito dell’avidità di Mastro Don Gesualdo.
    Al “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” bisognerebbe aggiungere: ”prima o dopo tutto finisce”
    Buona giornata

    • Giuseppa

      Grazie di aver scritto quello che anche io sento. Vorrei veder una rinascita collettiva inclusi i grandi poteri. Lo voglio sperare fortemente

  2. Daniela Matteoli

    Meraviglioso dott. Cecchini grazie

  3. Quando tutto sarà passato tutto tornerà come sempre…sarebbe bello il contrario .❤️In bocca al lupo a tutti noi.

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