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"Se il progetto vale per un anno, pianta del riso; se vale per 10 anni, pianta degli alberi;
se vale per cent’anni, istruisci degli uomini." 
Kuan Tze (IV-III sec. a.C.)

 

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Home arrow Novitą arrow Ultime notizie arrow Infarto: si muore per strada come nel 1950
Infarto: si muore per strada come nel 1950 PDF Stampa E-mail
soccorso_.jpgNon c'e' alcuna differenza tra la mortalita' di allora e di oggi: la chiave e' la defibrillazione precoce da parte dei passanti. Uno studio americano ci da' ragione.

Mortalità per infarto extra-ospedalieri: oggi stessi tassi del 1950

Per abbassare la mortalità necessaria formazione e più defibrillatori nei luoghi pubblici

Le possibilità di sopravvivere ad un arresto cardiaco extra-ospedaliero oggi sono praticamente le stesse del 1950. Hanno dell'incredibile i risultati ottenuti dallo University of Michigan Health System: un'analisi che dimostra come solo il 7,6% delle vittime di un arresto cardiaco sopravvive se questo si verifica fuori da un ospedale o un centro di cura. Una percentuale molto simile a quella di ben 50 anni fa. Lo si legge nell'ultima pubblicazione della rivista Circulation.

Se si pensa a tutte le risorse spese in queste decadi per la ricerca cardiologica, nuovi protocolli di emergenza e nuovi farmaci e macchinari, c'è da mettersi le mani nei capelli. Ma la buona notizia è che, secondo gli autori della ricerca, esistono anche dei fattori-chiave che possono fare la differenza nel salvare delle vite dall'arresto cardiaco extra-ospedaliero. «Il nostro studio - ha spiegato Comilla Sasson, del team di ricercatori - dimostra che i pazienti con un ritmo cardiaco che può essere sottoposto a shock o che hanno ristabilito le pulsazioni grazie all'aiuto delle persone presenti sul posto, hanno molte più chance di sopravvivere».

La ricerca ha valutato i dati provenienti da 142.740 pazienti coinvolti in 79 studi pubblicati su riviste internazionali tra il gennaio del 1950 e l'agosto del 2008. Di tutti i casi, solo il 23,8% sopravvive fino all'ammissione ospedaliera, e – appunto - solo il 7,6% torna a casa dopo il ricovero. Il più forte predittore di sopravvivenza è risultato essere il ritorno di una circolazione spontanea, e cioè quando il battito è stato ripristinato sul posto. In questo caso, le percentuali di sopravvivenza oscillano tra il 15,5% nei casi di un intervento poco tempestivo e non di qualità, al 33,6% se invece l'aiuto arriva subito ed è eseguito correttamente.

«Aumentare le conoscenze intorno al rischio cardiovascoalre e sulle procedure da eseguire in caso di emergenza, oltre a rendere più disponibili e presenti macchinari come i defibrillatori, può risultare essere l'unica vera strategia vincente per abbassare dopo tanti anni il tasso di mortalità», hanno concluso i ricercatori.

 
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