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Gente per bene

Articolo de “La Stampa” del 30.01.2013

Belluno, il direttore dell’Asl vende l’auto blu per comprare i defibrillatori

Faronato commenta sarcastico: “Con un deficit di 15 milioni di euro ce ne vogliono di macchine da vendere”
Pierpaolo Faronato: non è un modo per fare cassa, ma un segnale che
va dato quando si chiedono sacrifici
anna martellato

Basta con i privilegi, basta con le auto blu. No, non è uno slogan formato campagna elettorale. Per una volta, è tutto vero. All’Ulss 1 di Belluno (l’azienda sanitaria locale), il direttore generale Pierpaolo Faronato, in carica da neanche un mese, ha messo in vendita l’auto blu aziendale. Il ricavato della vendita servirà a coprire le spese per l’acquisto di due defibrillatori (dal costo totale di 24mila euro): uno andrà al gruppo operatorio del nosocomio di Agordo, l’altro al reparto di cardiologia dell’ospedale di Belluno.

 

L’auto rottamata, una Mercedes Benz E 320, acquistata nel 2008 dall’allora direttore generale Ermanno Angonese al prezzo di 40mila euro, è stata già messa in liquidazione dall’azienda sanitaria di Belluno, con una cifra di base d’asta a rialzo di 16mila e 500 euro. “Con un deficit di 15 milioni di euro ce ne vogliono di macchine da vendere”, dice sarcastico: quello delle auto blu per lui, dg dal pugno di ferro, vuole prima di tutto essere “un segnale che si vuole dare in un momento in cui si chiedono sacrifici ai cittadini e all’organizzazione”, come ha dichiarato al Gazzettino Nordest in un’intervista. La sua linea di rigore quindi non riguarderà solo le auto di rappresentanza: è prevista una dieta dimagrante per il sistema sanitario bellunese, quello sì. Ma nei punti giusti.

 

I suoi provvedimenti “non andranno ad intaccare la qualità dei servizi resi ai cittadini – promette Faronato – , anzi permetteranno il trasferimento di risorse ad ambiti ove vi sono maggiori necessità”. Il nuovo direttore generale ha già parlato ai suoi collaboratori, spiegando che da ora in avanti dal salvadanaio dell’Ulss 1 non dovrà uscire un euro più del necessario. La parola d’ordine è risparmio, e su tutto: dall’utilizzo dei farmaci all’uso degli esami più attento alle indicazioni di letteratura. Nel corso del suo mandato le battaglie da vincere non saranno facili, tra tagli e risorse ridotte all’osso. Ma il sistema può funzionare ed essere efficiente, dice fiducioso il dg dell’Ulss bellunese, “in primo luogo attraverso il rigore gestionale ponendo in essere tanti interventi, anche piccoli ma che, sommati tra loro, incideranno in modo significativo sul risparmio della spesa”. Ragionamento che ci si aspetterebbe da tante altre realtà che funzionano con i soldi dei cittadini. Ma forse, è chiedere troppo.

 
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Grande Giò e Cecchini Cuore: dare un calcio all’arresto cardiaco

foto (5)   Grande Giò e Cecchini cuore, una sinergia che vince.

Si è tenuto il 30 gennaio, dalle 18 alle 20:30 un nuovo corso BLS-D voluto dall’associazione Grande Giò e tenuto dal dott. Maurizio Cecchini, che da anni, con la campagna di Cecchini Cuore “tre minuti per il cuore” si occupa di morte improvvisa e di come contrastarla grazie alla diffusione e all’uso dei Defibrillatori Automatici, semplici ma vitali strumenti in grado di portare la percentuale di sopravvivenza di chi viene colpito da arresto cardiaco dall’1%, in assenza di DAE, a una media che varia dal 25% al 74% a seconda della precocita’ dell’ applicazione del DAE.

Il corso di ieri sera, a cui erano presenti una trentina di persone tra cui personale del campo, dirigenti, allenatori, che hanno ottenuto il certificato di operatori DAE, era a seguito dell’inaugurazione, avvenuta precedentemente, del Dae installato a San Prospero di Cascina, il 109simo della campagna di Cecchini Cuore e il 5^ donato dalla famiglia D’Angelo, che ha scelto questo modo per onorare la memoria del loro congiunto Giovanni D’Angelo, scomparso appunto per morte improvvisa. E a breve ne verranno altri due, sempre grazie al “Grande Giò”

Cecchini Cuore ringrazia profondamente la famiglia D’Angelo e soprattutto l’amico Andrea D’Angelo, per la grande sensibilità e generosità. E’ di pochi la capacità di trasformare il dolore in una spinta costruttiva, lavorando perché altri non debbano scontrarsi con la medesima tragedia. E’ da pochi convogliare la rabbia e la perdita in una corrente positiva volta al servizio e al beneficio di tutta la comunità. La famiglia D’Angelo ha saputo fare questo e attraverso l’Associazione Grande Giò ha fatto e continua a fare un dono enorme a tutta la comunità. Grazie. Dal più profondo del cuore.

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Il DAE n* 109 di CecchiniCuore vola a Prato

gispi_prato_1328015935Il 109esimo DAE della campagna di “CecchiniCuore” e’ stato installato  il 22 Gennaio 2013 presso il campo della GISPI RUGBY di Prato, in Via Capponi 3.

Il corso e’ stato effettuato ad una ventina di sportivi della squadra ai quali verra’ rilasciato il relativo attestato di “first responders”.

“CecchiniCuore” vuole ringraziare il Sig. Francesco Fusi per la organizzazione dell’evento.

foto prato

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“Bovolenta si sarebbe potuto forse salvare con un defibrillatore”

bovolentaDue medici indagati per morte di Bovolenta

Atleta affetto coronaropatia grave, non doveva giocare

27 gennaio, 2013

 MACERATA  – Due medici sportivi sono indagati per omicidio colposo dalla procura di Macerata per la morte di Vigor Bovolenta, il pallavolista della Volley Forli’ morto il 24 marzo 2012 durante una partita di B2 con la Lube.

L’atleta soffriva di una coronaropatia aterosclerotica severa, e non doveva giocare. Destinatari dell’avviso di chiusura delle indagini, anticipa il Resto del Carlino, sono 2 medici di Forli’ e Meldola, che rilasciarono a Bovolenta i certificati di idoneita’ sportiva agonistica.

Trentasette anni, una moglie ex pallavolista, Federica Lisi, e il quinto figlio nato dopo la tragedia, Bovolenta aveva vinto tutto. Quattro edizioni della World League con la Nazionale azzurra, una Coppa del mondo, un Campionato europeo e l’argento alle Olimpiadi di Atalanta nel 1996. Una forza della natura, amatissimo dai tifosi. Eppure, così hanno concluso i periti Mariano Cingolani, Rino Froldi, Gian Piero Perna e Gaetano Thiene nominati dai pm Ernico Rastrelli e Andrea De Feis, Bovo non avrebbe dovuto praticare sport agonistico. Un trombo di grosse dimensioni minava le sue coronarie, una di bomba ad orologeria, esplosa la sera del 24 marzo, durante una partita come tante, che Vigor affrontava sul parquet del palasport di Fontescodella a Macerata. I compagni di squadra e il poco pubblico presente lo avevano visto barcollare e poi crollare a terra. I soccorsi erano stati tempestivi (4 minuti dopo la chiamata giunta al 118 alle 22:12 un’ambulanza era già sul posto), ma il pallavolista non si era mai ripreso. Inutili i tentativi di rianimarlo, prima in campo e poi in ospedale. Un defibrillatore avrebbe forse potuto salvarlo, ma l’apparecchio non è obbligatorio in campo, e gli inquirenti non hanno ravvisato responsabilità su questo aspetto. I due sanitari indagati hanno 20 giorni di tempo per presentare una memoria o chiedere di essere sentiti dai magistrati. Dovranno giustificare quei certificati di idoneità, rilasciati ad un atleta che già nella stagione 1997-’98, quando militava nel Ferrara, era stato costretto a fermarsi per tre mesi e mezzo a causa di un’aritmia cardiaca. In seguito il problema non si era più ripresentato, il ritmo cardiaco si era stabilizzato, e – così ha sempre sostenuto la società per cui Bovolenta era tesserato – i controlli medici cui era stato sottoposto nel tempo avevano sempre dato esito negativo.

 

Fonte ANSA

Precisiamo che il DAE in Italia e’ obbligatorio a bordo campo dal Settembre 2012, in qualsiasi luogo dove si pratichi attivita’ sportiva di qualunque tipo (La redazione di “CecchiniCuore”)

 
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