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Arresto cardiaco: massaggia …massaggia…massaggia

Questo studio dimostra ulteriromente che il solo massaggio cardiaco (senza ventilazione) ha risultati migliori del massaggio cardiaco piu’ ventilazione, quando sono seguiti dalla defibrillazione precoce con DAE.

Tali risultati confermano le linee guida della AHA per i laici: viene infatti  enfatizzata la “hands only CPR”

Non è chiaro quale sia la metodica più efficace per aumentare la sopravvivenza post-arresto cardiaco extraospedaliero: se accesso pubblico alla defibrillazione, massaggio come sola rianimazione cardiopolmonare (RCP) o RCP convenzionale con respirazione artificiale. In Giappone è stato condotto uno studio nazionale, prospettico, basato sulla popolazione, osservazionale, che ha coinvolto pazienti con arresto cardiaco, sottoposti a tentativi di rianimazione dal 2005. Sono stati arruolati tutti gli arresti cardiaci extra-ospedalieri di presunta origine cardiaca, che hanno avuto testimoni ed sono stati sottoposti a shock con defibrillazione automatico esterno (DAE) ad accesso pubblico da terzi, dal 1° gennaio 2005 al 31 dicembre 2009. Il principale end point era un esito neurologico favorevole ad 1 mese dall’evento. Sono stati confrontati i risultati per tipologia di intervento RCP: solo compressione del torace e RCP convenzionale con compressioni e ventilazione. Una analisi multivariata di regressione logistica è stata utilizzata per valutare la relazione tra il tipo di RCP ed un migliore risultato neurologico. Durante i 5 anni sono stati registrati 1.376 arresti cardiaci testimoniati extra-ospedalieri in soggetti che hanno ricevuto RCP e shock con DAE pubblico. Tra questi, 506 (36,8%) hanno ricevuto RCP con sole compressioni toraciche e 870 (63,2%) hanno ricevuto RCP convenzionale. Il gruppo con compressioni toraciche (40,7%, 206 su 506) aveva un tasso significativamente più alto ad 1 mese di sopravvivenza con esito neurologico favorevole rispetto al gruppo RCP convenzionale (32,9%, 286 su 870; odds ratio aggiustato, 1.33, 95% intervallo di confidenza, 1,03-1,70).

 

Fonte: Circulation 2012; 126: 2844-2851, tramite “CardioLink”

 

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