RICEVO E VOLENTIERI PUBBLICO
La storia da raccontare sarebbe lunga e forse stasera non ho neanche la vena e la poesia per poterlo fare, e allora perché sono a scrivere, forse perché mi è stato chiesto, forse perche vorrei rendermi utile, o vorrei trovare il modo di aiutare qualcuno come me, o forse vorrei semplicemente essere qualcuno o dare un senso alla malattia, forse vorrei sentirmi importante, forse non sono capace o potrò fare del male, forse darò notizie sbagliate o nutrirò false speranze, forse, forse, forse….
E tutti questi “forse” hanno fatto passare del tempo…. Dal momento in cui mi è stato chiesto di scrivere qualcosa di me, di condividere le mie gioie e le mie sofferenze.
Ma chi sono io per poter condividere qualcosa? Ognuno di noi è così diverso, la natura umana è così talmente complicata, le persone possono essere così buone come così cattive.
“Farò Bene?”
E continuamente dentro la mia mente quella frase suggerita, potrebbe essere un bel titolo non sono fra quei 70.000! e la voglia di fare qualcosa di buono.
E invece di studiare bioetica o di guardarmi un film in inglese, entrambe le attività per me suicidarie, ho preso il pc, credo come via di fuga.
Si è vero non sono fra quei 70.000. La vita mi ha dato un’altra opportunità, no forse me ne ha date diverse, perché secondo me io rappresento la reincarnazione di un gatto, ma un gatto non qualunque “Bastet” la popò di meno di una divinità egizia, insomma quelli che hanno 7 vite (in Italia) a seconda di che paese ne hanno addirittura nove (la mia solita sfortuna), ecco, facendo il conto della serva, a me ne rimangono 4, 3 sono quelle che ho consumato per non essere in quei 70.000.
Presa dalla frenesia della vita un giorno come un altro, persa nelle sciocchezza e nelle inutili e artificiali strutture sociali in cui una persona deve adattare la sua vita, scontenta di quello che è e di cosa sta facendo e dall’altra parte piena di aspettative nel voler cambiare e modificarsi, ma senza mai soffermarsi a quanto la vita non sia così scontata, così certa, così reale.
Difficilmente si pensa che possa accaderci qualcosa, magari a chi si vuole bene si, ma a noi stessi no, ci sentiamo un po’ immortali, sempre con la possibilità di fare qualcosa “domani”.
Un giorno immersa nei medesimi pensieri e problemi, la mia vita finisce, senza preavviso, senza scampo, senza possibilità di scelta, la consapevolezza di non essere proprietaria di quel corpo e di non avere diritti su quel corpo.
Un minuto prima ero sana, il limbo muoio, non muoio, la vita continua ma io sono ammalata! Non sono e non sarò mai più la stessa persona.
Mentre sei lì, nell’indecisione di vivere o morire, consapevole di questa cosa, quasi distaccata dalla tua morte arresa ad una sofferenza più forte di te, ho pensato “ho troppe cose ancora in sospeso”, vorrei un’altra possibilità.
La possibilità mi è stata data,a posteriori dal primo grande evento tragico che ho vissuto mi sono analizzata, su come avessi reagito alla malattia ed ecco comparire le fasi della malattia terminale teorizzate dalla Dott.ssa Kluber Ross che avevo studiato a suo tempo, io le ho vissute tutte:
- “Fase della negazione e del rifiuto”, questi dottori non capiscano nulla io ora sto bene, figurati se è una cosa grave, appena esco di qui faccio un bel viaggio e non ci penso più, mi avranno rianimato, ma mica vuol dire che sono grave.
- “fase della rabbia” perché proprio a me? Cosa ho fatto di male? Non voglio vedere nessuno la mia famiglia, i medici, non voglio nessuno intorno a me.
- “fase della contrattazione” se vivo cambio vita, se ci levo le gambe non farò gli stessi errori, cambierò tutto vedrete, basta avere un’altra possibilità.
Ed è questo che non riesco a perdonarmi, non riesco a cambiare la mia vita, ho toccato il dolore, ho accarezzato la morte e me la continuo a prendere o continuo a dare importanza alla stupidità e cattiveria delle persone, alle sciocchezze della vita, ai problemi di tutti i giorni, nonostante come dico io all’assunzione dei betabloccanti che un po’ sull’umore a mio parere agiscono, ricordandomi a sprazzi di quanto sono fortunata ad aprire gli occhi la mattina e a stare con le persone a cui voglio bene, che è inutile il litigio e che una persona nella vita dovrebbe vivere rispettando ma soprattutto rispettandosi non concedendo ad altri o ad altre cose di far dimenticare quanto si è fortunati nel vivere.
Questo è il messaggio che vorrei mandare stasera “nessuno si può voler bene come se stesso”!
Le altre due fasi, per adesso ancora non le ho vissute, se non per qualche giorno, nei momenti più bui.
Buona notte a tutti
Mari
Jean-Paul Sartre 1905-1980
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