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Volontario sarai tu! (quando aiutare diventa un percorso a ostacoli)

UnknownDa molti anni mi occupo di animali abbandonati e/o maltrattati e da molti meno, ma comunque da un po’, mi occupo anche di diffondere e insegnare la cultura della defibrillazionee le manovre di rianimazione precoce.

Cos’hanno in comune queste due cose, ve lo starete di sicuro chiedendo. Ve lo spiego subito, con un  esempio concreto.

Capita a volte di aiutare un cane di strada in pericolo o in canile da sempre, mettendo mano al portafogli e pagandogli cure e pensione. E fino a qui va tutto bene. Ma appena si posta un appello mettendo il proprio nome come riferimento, insorgono alcune grandi associazioni dicendo che sono loro responsabili dei cani del territorio, che seguivano il cane (lasciandolo morire dov’era, immagino) e che tu, singolo che hai speso tempo, denaro e salute per lui, hai intralciato il loro lavoro e creato danni.

Chiaro no? Soprattutto molto logico, da parte di chi dovrebbe gioire che un animale sia stato aiutato e, perché no, a spese di altri. Ecco, tutto questo capita, e spesso, nello stesso modo ma amplificato, se si parla di volontariato umano, di rianimazione e di diffusione delle poche e semplici manovre salvavita.

E’ di oggi un articolo del Tirreno (lo troverete in fondo) in cui il 118 di Pisa ci accusa di fare corsi senza autorizzazione (se io spiego a una mia amica come funziona un DAE devo chiedere il permesso? Bizzarro, non ricordavo di essere nel mondo di 1984) e dice che i nostri più che 6000 first responders non hanno accreditamento da parte loro, in quanto non ci riconoscono come centro di formazione.

Al di là dell’ovvio fatto che non è la loro autorizzazione a dare la conoscenza o la padronanza di qualcosa, al di là delle varie discussioni riguardo alla legge (l’articolo 54 sullo stato di necessità, ma anche la gazzetta ufficiale riguardo a chi può insegnare) di cui leggerete più in dettaglio domani (e non vi rovino la sorpresa), al di là del fatto indiscutibile che in questo caso specifico, non solo i DAE utilizzati in caso di emergenza (9 volte) erano stati installati grazie alla nostra campagna, ma anche le persone che li hanno usati (con una percentuale di successo di 6 su 9, il 66,66% ) erano stati formati (accredito o no) da noi, al di là del fatto che dichiarare nullo l’insegnamento in campo medico di un medico universitario (che ha probabilmente insegnato anche ai medici del 118 stesso) richiede una buona dose di faccia tosta e di ingratitudine, mi viene soprattutto da fare una considerazione di tipo sia etico che logico.

Quando qualcuno ha a cuore qualcosa e si impegna a realizzarla sembrerebbe logico fare “forza comune” con chi persegue gli stessi obiettivi, soprattutto se ci mette impegno e non chiede nulla in cambio che una semplice “cooperazione” o almeno un “non intralcio”. Voglio dire (diciamolo con parole semplici e brutali) “se mi togli una fatica e non ti fai pagare da me, accetto e grazie”.

Ancora più di questo però, mi viene in mente una considerazione etica. Ossia che ostacolare chi cerca di fare del bene è quantomeno discutibile. Questa tendenza L’ho notata spesso e me ne chiedo il perché.

Sicuramente c’è un discorso economico, chi fa i corsi a pagamento si sente forse “derubato” da chi li fa gratuitamente e ha molto riscontro, questo è chiaro, ma penso ci sia di più.

La mia idea personale è che il volontariato (umano ed animale) sia diventato una questione di lobby, in cui non è importante la tua volontà di fare del bene, ma che tu entri in qualche associazione. Fare volontariato non è più possibile per una persona singola che sente la spinta ad alleviare la sofferenza, senza rendere conto ad altri di come e perché. E’ diventato una professione, un’etichetta di cui si fregiano alcuni (chi a proposito e chi no) e che non lascia spazio alla singola volontà di fare qualcosa di buono.

E’ diventato uno status symbol ancora più che una missione interiore.

Per questo se mi chiedono “ma tu fai volontariato?” riferendosi alla nostra attività di diffusione e di istruzione del BLSD, al fatto che presto gratuitamente (anche se di fatto disoccupata) tempo e risorse per questa campagna in cui credo fermamente rispondo “ci mancherebbe, volontario sarai tu! Io sono solo una persona che crede in un progetto, lavora per realizzarlo ed è sensibile verso chi soffre o è in difficoltà”.

Tutto qui, niente etichette, niente accrediti. Solo il nostro lavoro e i risultati sotto gli occhi di tutti.

Michiyo Takagawa – Istruttrice EFR|A.H.A.

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Tirreno 24.4.15