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L’ uomo che sussurrava alle stelle

Cecchini Gino astronomoSi lo so, non e’ un argomento di medicina di urgenza, tipico di questo sito.

Ma e’ estate, ed e’ piacevole talora leggere qualcosa di diverso e quindi scusatemi se uso questo sito per parlare di mio nonno, Gino Cecchini.

L’idea mi e’ venuta dalla recentissima e straordinaria scoperta di un pianeta che parrebbe molto simile alla nostra Terra il Kepler 452-b: subito il mio pensiero e’ andato a mio nonno astronomo la cui biografia potete leggere qui:

Gino Cecchini – biografia

I miei ricordi sono vividissimi anche perche’ le somiglianze caratteriali e fisiche con mio nonno sono impressionanti.

Non il cervello sopraffino, purtroppo, ne’ la brillante carriera , ahime’, ma aspetti caratteriali si.

Aveva una mente libera e fresca, una cultura non solo scientifica  spaventosa. Amava scherzare, aveva un sarcasmo ed una ironia sagaci, taglienti.

Per decenni aveva vissuto e lavorato di notte ai suoi telescopi, dormendo poi nel pomeriggio: questa abitudine se l’era portata dietro anche dopo la pensione, quando si ritiro’ nella casa di Calci, nella quale attualmente vivo.

Non usciva mai dal giardino, se non una volta all’anno, per trascorrere l’estate da giugno a settembre, nella casa al mare di Ronchi ed i preparativi, ogni anno, sembravano un trasloco.

In quella casa sono cresciuti di estate i suoi 9 nipoti, tra i quali mio fratello ed io.

La sua pelle, chiara come la mia, non tollerava il sole e quindi andava in spiaggia nel tardo pomeriggio, con il suo cappello di paglia ed i guanti di cotone bianco per non bruciarsi.

Vestiva sempre con camicie a quadri e scarpe di tela.

La sua intelligenza ed il suo carattere sfiorava spesso la misantropia, e non amava molto frequentare le persone, anzi, preferiva i suoi libri, le sue carte, i suoi calcoli matematici a me incomprensibili.

Per decine di anni studio’ lo spostamento dell’asse terrestre e mi ricordo, come fosse ora, le migliaia di fogli da lui scritti a mano, con numeri a 10 decimali, sparsi nel suo studio e poi sul grande tavolo di marmo di sala, aiutato da mia nonna che glieli leggeva a voce alta, uno per uno, per controllarli  prima di  mandarli in stampa; a quei tempi non c’erano i computer ed un lavoro che con Excel sarebbe durato pochi giorni necessitava di settimane di  lavoro certosino.

Amava poche cose oltre alla sua numerosa famiglia:  il suo Riki, uno splendido esemplare di pastore tedesco, le meringhe che mia nonna gli concedeva solo la domenica, le pesche nel bicchiere con un po’ di vino rosso d’estate, a fine pasto , il nocino che mia nonna preparava ogni estate.

Aveva una passione smisurata per Patty Pravo,e non penso solo per le sue virtu canore, e mia nonna non ne era per niente contenta.

Il peggior aggettivo che poteva affibbiare a qualcuno era “lazzarone”,  sia che fosse un terrorista   che un banale ladro di polli.

 A tavola, di estate, con noi nipoti faceva domande stimolanti sulla scienza, sulla cultura, e solo ora comprendo quante cose ci avesse insegnato in quel modo.

Leggenda vuole che i suoi capelli imbiancassero in tarda eta’ in pochi giorni e che appena divento’ Direttore del primo Osservatorio Astronomico comprasse  una Balilla con il primo stipendio, tornando a casa trionfante all’ora di pranzo.

Nel primo pomeriggio la macchina era gia’ ritornata al concessionaria perche ‘ sua moglie non volle e lo tratto’ malissimo.

Non aveva, come me, il senso del denaro. Amava la scienza, la natura, lo studio.

Mori stroncato dal  terzo attacco cardiaco. Era il 1978.

Ed ogni volta che si parla di stelle, di pianeti, il mio ricordo vola a lui, tra le stelle.

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