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Morte improvvisa: la prevenzione serve a poco

Morte cardiaca: come tenere il cuore al sicuro quando si fa sport

Dopo i recenti episodi di decessi improvvisi sui campi di calcio in Romania e ad Empoli, le regole da seguire per non correre rischi, anche nell’attività amatoriale

di Ruggiero Corcella

La morte cardiaca improvvisa (o arresto cardiaco) continua a mietere vittime tra chi pratica sport sia a livello agonistico, sia amatoriale. Gli ultimi episodi – il 6, l’8 e il 9 maggio scorso -, hanno riguardato tre calciatori: Patrick Ekeng, Bernardo Ribeiro (entrambi di 26 anni) e l’italiano Samuele Cianci (21 anni). Ekeng e Cianci sono andati in arresto cardiaco durante una gara di campionato rispettivamente in Romania e ad Empoli. Ribeiro (ex del Catania) disputava una partita amatoriale in Brasile.

Un centro per lo sport e il cuore

In Italia, dati raccolti negli ultimi nove anni dalla Fondazione Giorgio Castelli onlus, nata nel 1994 con l’obiettivo di diffondere la cultura e promuovere l’organizzazione della rianimazione cardiopolmonare, parlano di più di mille morti cardiache improvvise, in oltre il 70% dei casi tra gli sportivi amatoriali. «La morte improvvisa nei giovani — spiega Claudio Tondo, responsabile dell’Aritmologia del Centro Cardiologico Monzino di Milano— è quell’evento drammatico che si manifesta con un’aritmia repentina, una fibrillazione ventricolare che porta all’arresto cardiaco e a una perdita di conoscenza quasi immediata (si veda grafico, ndr)». Proprio nell’ospedale milanese è stata lanciata la sfida per capire come prevenire questi episodi, intercettando i casi a rischio e, riconoscendoli, intervenire. Con questo obiettivo è stato creato il nuovo “Monzino Sport”, un centro avanzato di cardiologia dello sport che, riunendo le competenze e le tecnologie d’avanguardia già presenti nell’ospedale, punta a diventare un nuovo polo di riferimento nazionale per gli sportivi professionisti e per tutti coloro che intraprendono o svolgono attività sportiva a livello amatoriale. Il centro nasce per seguire in modo iper-specializzato chi ha già avuto episodi di aritmia o arresto cardiaco, ma non solo: «Il nostro intento — spiega Cesare Fiorentini, direttore Sviluppo Area Clinica — è anche definire i parametri di screening cardiaco per chi pratica attività sportiva a livello amatoriale e capire, per esempio, in quali condizioni è sufficiente sottoporsi a esami di base, come l’elettrocardiogramma, e quando invece si debba ricorrere a controlli diagnostici più specifici, come la risonanza magnetica nucleare».

Nel 22% dei casi è stata riscontrata una patologia

Responsabile del nuovo centro è Claudio Tondo, affiancato, in ambito aritmologico, da Stefania Riva e Antonio Dello Russo. La struttura si avvarrà della collaborazione di Paolo Zeppilli, direttore della Scuola di Specializzazione in Medicina dello Sport dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, e sarà collegato al Policlinico Universitario Gemelli per la soluzione discussa e condivisa degli eventi clinici e per la formazione dei giovani medici che si occuperanno del centro, selezionati nell’ambito del Monzino. L’esperienza del centro cardiologico milanese in fatto di sport è di tutto rispetto: dal 2010 al 2015 sono stati studiati 228 atleti (età media 31 anni), di cui il 32% pratica calcio agonistico, il 16% ciclismo, e il 12% atletica. «Nel 78% dei casi questi giovani avevano un cuore sano e sono ritornati a praticare lo sport a livello agonistico, mentre nel 22% dei casi è stata riscontrata una patologia tale da non renderli idonei alla pratica dell’attività sportiva agonistica», spiega Tondo. «Nel nostro campione di studio abbiamo trovato malattie del ritmo talora gravi — aggiunge — : nel 44% dei casi, infatti, si tratta di aritmie ventricolari (tachicardie ventricolari o extrasistolia), aggravate nel 10% dei soggetti dalla presenza di displasia aritmogena del ventricolo destro, e nel 5% da una miocardite. Nel 28% dei casi sono aritmie atriali meno gravi, quali la tachicardia parossistica sopraventricolare o l’extrasistolia atriale. Infine nel 18% dei soggetti si tratta di fibrillazione atriale e, tra questi, il 75% è tornato alla pratica dell’attività sportiva agonistica dopo un intervento di ablazione transcatetere».

I test che aiutano

Sono anomalie impossibili da identificare in vita? Secondo Pozzilli la risposta è no. In Italia, molto è stato fatto anche nel campo della prevenzione con l’introduzione nel 1982 della visita medico sportiva obbligatoria (per legge) per l’attività agonistica. Molto però resta ancora da fare. «Lo sport fa bene — puntualizza Pozzilli — . Fa male quando abbiamo un problema cardiaco che non viene riconosciuto. La sfida del futuro sarà quella di imparare a riconoscere precocemente cardiopatie silenti o poco sintomatiche con minima alterazione dell’elettrocardiogramma, perché quelle con alterazioni importanti a questo esame siamo già in grado di rilevarle». «A volte l’elettrocardiogramma non basta — aggiunge lo specialista—. Anche se il tracciato risulta normale, dobbiamo sempre riflettere e andare a osservare le coronarie con l’ecocardiogramma. E poi adesso c’è l’indagine genetica, che sta assumendo importanza decisiva, sia nella diagnosi precoce, sia nell’inquadramento dei casi più difficili».

Ma il «modello italiano» è messo in discussione

Eppure, lo screening preventivo obbligatorio per i giovani che vogliono praticare attività sportiva agonistica, conosciuto nel mondo scientifico come il modello italiano, è di nuovo in discussione. Sulle pagine del British Medical Journal ricercatori del Belgian Health Care Knowledge Centre di Bruxelles hanno effettuato una revisione dettagliata della letteratura sui danni e i benefici dei programmi di screening per prevenire l’arresto cardiaco negli atleti non professionisti tra i 18 e i 34 anni. La conclusione? Non ci sarebbero conferme basate su prove solide che lo screening cardiologico di massa sui giovani atleti possa salvare delle vite. Gli autori rammentano che l’unico elemento a sostegno in questo senso nasce da uno studio italiano: quello condotto in Veneto dal 1979 al 2004, tra gli altri, dal professor Domenico Corrado dell’università di Padova, base scientifica appunto del modello in questione . E in un editoriale di commento allo studio belga, Christopher Semsarian dell’Università di Sydney insiste sulla necessità di studi ulteriori.

Obbligo di dotarsi dei salva-vita verso una revisione

Intanto, dopo lo slittamento di sei mesi dell’obbligo per le società sportive dilettantistiche di dotarsi di defibrillatori, da gennaio a luglio 2016, il decreto Balduzzi va incontro ad un ulteriore «ritocco» come si vociferava negli ambienti sportivi. La conferma arriva da Maurizio Casasco, presidente della Federazione Medico Sportiva Italiana, intervenuto all’inaugurazione del nuovo centro Monzino Sport. «In Commissione ministeriale si sta studiando come intervenire e integrare il decreto per alcune specifiche discipline sportive — spiega Casasco, che in Commissione rappresenta il Coni — . Bisogna considerare le condizioni oggettive in cui vengono svolti alcuni sport. Nella vela, come nel canottaggio o nel ciclismo, ad esempio, è difficile portarsi dietro un defibrillatore. Quindi gli esperti stanno valutando se, e come, sia possibile ovviare alla situazione».

 
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Altri due DAE a Pisa: la SMIPAR e’ cardioprotetta

Il dono che ci e' stato fatto al termine del corso di ieri

Il dono che ci e’ stato fatto al termine del corso di ieri

 

Siamo stati chiamati ieri dagli amici della Scuola Militare di Paracadutismo (SMIPAR) di Pisa a tenere il nostro consueto corso gratutito di rianimazione cardiopolmonare ed uso del DAE (BLSD).

La caserma infatti si e’ dotata di due defibrillatori semiautomatici, uno posizionato nella palestra e l’altro , gia acquistato, verra posizionato sul muro esterno del Bar.

Siamo molto contenti di essere stati utili agli amici paracadutisti, giacche’ da sempre abbiamo puntato sia sui militari che sulle forze dell’ordine per insegnare le manovre salvavita, dal momento che spesso queste persone si trovano ad affrontare in prima linea le situazioni piu’ drammatiche.

Si pensi ai corsi che abbiamo tenuto presso il Tuscania, la Polizia, la Polizia ferroviaria, Camp Darby, etc etc.

Ed e’  pertanto per noi motivo di orgoglio di esser stati presenti ieri tra gli amici della Smipar che ringraziamo per la perfetta riuscita dell’evento.

Con queste due macchine abbiamo raggiunto quota 360 DAE

Commenta l articolo cliccando su “Comments” in celeste, qui in basso a destra.

Una simpatica foto dei militari con il nostro amico Ugo....

Una simpatica foto dei militari con il nostro amico Ugo….

 
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“Voglia di pizza”….in sicurezza

IMG_3689A volte ci si rende conto che la nostra campagna non riesce solo ad installare molti DAE sul territorio, ma riesce anche ad accendere consensi, interesse.

Accade quindi che quando Valter e Roberta hanno deciso di cambiare sede alla loro Pizzeria di Calci, restaurando completamente un rudere in mezzo al paese, abbiano deciso di installare un DAE pubblico ( sul muro esterno del locale e quindi a disposizione della popolazione oltre che della clientela e del personale ).

Pizzeria “Voglia di Pizza” – Calci     via La Cagnola (prima del Campo Sportivo) tel.:  050 939267

L’iniziativa di Valter e Roberta ha quindi molti significati: il recupero di una costruzione ormai fatiscente nella zona del paese, la opportunita’ di lavoro nel locale, e la cardioprotezione.

Una scommessa quindi sul futuro commerciale – cosa non facile di questi tempi- con un occhio di riguardo alla salute pubblica.

Questo e’ stato il senso anche del discorso del Sindaco di Calci, Massimilano Ghimenti.

Abbiamo tenuto proprio ieri, il giorno della inaugurazione, una dimostrazione delle tecniche di disostruzione delle vie aeree nell’aduklto, nel bambino e nel lattante e del semplice uso del DAE.

Un bel pomeriggio, ricco di speranze in ogni senso.

A Valter e Roberta,ai loro tre figli, un augurio di ogni bene da parte nostra ed un ringraziamento per aver voluto condividere la nostra campagna di civilta’

Questa e’ la postazione DAE n* 358

Valter e Roberta, con i 3 figli, alla inaugurazione

Valter e Roberta, con i 3 figli, alla inaugurazione

La nuova postazione DAE in allestimento

La nuova postazione DAE in allestimento

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Scuola Media “G.Mazzini” Pisa: il DAE n* 357 e’ operativo

Prova di massaggio cardiaco

Prova di massaggio cardiaco

Abbiamo tenuto sabato scorso un corso ai ragazzi delle Scuole Medie MAzzini di Pisa , che fa parte dell’Istituto Comprensivo “L. Strenta Tongiorgi”.

Nel Novembre scorso infatti  il Kiwanis Club di Pisa aveva donato un DAE.

Donazione Kiwanis Club di Pisa

Vivo e’ stato l’interesse dai ragazzi alle metodiche di rianimazione con massaggio cardiaco e con l’uso del DAE.

Ringraziamo i docenti e la Direttruice  dell’Istituto Comprensivo ed ovviamente gli amici del Kiwanis Club di Pisa per la donazione

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