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A macchia d’olio

NUOVO LOGO BELLO  Nonostante sia iniziata la primavera e con essa la voglia di gite e picnic all’aria aperta, noi di Cecchini Cuore non abbiamo certo perso tempo, anzi, continuiamo nella nostra campagna con lo stesso, se non maggiore entusiasmo.
Nella sezione “Eventi” potrete trovare tutti i prossimi appuntamenti di Cecchini Cuore.

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E’ bene ogni tanto farsi prendere in giro

Questa “fake cover” e’ stata ideata dalla Capo Ufficio Stampa e Grafica di CecchiniCuore, Michiyo Takagawa

Ritengo che sia fondamentale di tanto in tanto farsi prendere in giro, in modo da ritornare, nonostante i successi, con i piedi per terra.

E pertanto ringrazio

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Ora “tagliano” anche le ambulanze del 118

Qui di seguito pubblico un articolo de “Il Tirreno”. Dopo aver tagliato le guardie mediche, ora i geni della sanita’ taglieranno anche alcune postazioni del 118 con Medico a bordo. Evidentemente non capire niente non e’ obbligatorio per governare la sanita’ pubblica…pero’ aiuta.

biciambulanzaROSIGNANO. Dovrebbero sparire nel nulla almeno due punti di emergenza territoriale (Pet), ossia postazioni gestite da associazioni di volontariato in cui è attivo un medico nominato dall’Asl. A confermare che l’intenzione è quella di contrarre al massimo il personale medico sulle ambulanze durante la notte è Francesco Genovesi, responsabile dell’area 118 per l’Asl 6. «Un’intenzione – spiega Genovesi – che non dipende dalla volontà dell’azienda, ma direttamente dalla Regione, che ha previsto di risparmiare attraverso accentramenti e riduzioni in tre ambiti: laboratori di analisi, centri trasfusionali e attività di emergenza (centrali operative 118 e punti di emergenza locali)».

In pratica, parallelamente alla riforma della medicina di base, che vedrà nascere una serie di Aft (Aggregazioni di medici di famiglia ed ex guardie mediche), la Regione ha intenzione di tagliare anche l’attività dei 118. E non è chiaro come poi sarà garantita l’assistenza notturna ai residenti, dato che il piano di riorganizzazione regionale prevede che le Aft siano attive dalle 8 alle 24, orario dopo il quale viene “cancellato” anche il servizio di guardia medica. Di fatto il nuovo sistema sanitario prevede che tutte le emergenze notturne ricadano sul 118. Ragione per cui nelle scorse settimane addetti ai lavori e cittadini hanno pensato che questo fondamentale servizio portato avanti dalle società di assistenza e dai medici dell’Asl, sarebbe stato potenziato.

Niente di più sbagliato. Nell’Asl 6 i professionisti a bordo delle ambulanze saranno ridotti. Questo chiede la Regione Toscana. A lanciare l’allarme sul taglio dei medici del 118 è stato nei giorni scorsi lo Smi (Sindacato medici italiani), che ha fatto notare come, per la zona dell’Asl 6 siano a rischio almeno tre postazioni. E se lo Smi ipotizza un taglio di almeno tre punti emergenza sul territorio provinciale (uno a Livorno, uno tra quelli di Rosignano e Cecina e uno tra Val di Cornia e Piombino), voci bene informate delle ipotesi al vaglio della direzione aziendale e dei vertici regionali assicurano che sui servizi di emergenza si abbatterà una mannaia ancora più pesante. Circola infatti l’ipotesi che degli 8 Pet dislocati da Collesalvetti all’Elba potrebbero restarne soltanto 3: uno a Livorno, uno a Piombino e l’ultimo all’Elba. In pratica la parte centrale della provincia diventerebbe terra di nessuno e se davvero andasse in porto il taglio dei punti emergenza, i cittadini del comprensorio in caso di malori o incidenti potrebbero contare solo su due mezzi con medico a bordo, uno di stanza a Livorno e l’altro a Piombino. Troppo distanti per garantire l’adeguata assistenza sanitaria.

Genovesi spiega che in realtà la contrazione dei medici del 118 non dovrebbe essere così drastica. «La Regione – dice il medico – ha previsto la riduzione di 30 punti di emergenza in tutta la Toscana, che risulta abbia un numero di postazioni 118 doppio rispetto ad esempio alla Lombardia». Evidente che il taglio deve essere diviso, il più equamente possibile tra le tre aree vaste. «Implica che all’area nord-ovest – prosegue Genovesi -, cioè la nostra, tocchi tagliare dieci postazioni di emergenza. E siccome le Asl riunite in area vasta sono cinque, ognuna dovrebbe tagliarne due. Significa che nella nostra provincia dovrebbero sparire almeno due medici in servizio notturno sulle ambulanze».

Genovesi, che è stato nominato coordinatore per l’intera area vasta nord-ovest per il piano di riorganizzazione del 118 e Pet, assicura che l’intenzione dell’Asl 6 è quella di difendere tutte le postazioni per l’emergenza. «A livello regionale – conclude – ne stiamo ancora discutendo, ma noi non vogliamo rinunciare ad alcuna postazione: impossibile togliere ad esempio quella di Collesalvetti, che serve anche una parte di Pisa, o quella di Rosignano, che è il comune più vasto di tutta la provincia».

Anna Cecchini

articolo tratto da “Il Tirreno”

E, di seguito: un pensiero di Gino Strada

gino stradaGINO STRADA: “Io mi ostino a voler fare il mio lavoro, medico e chirurgo. Mi occupo giornalmente di sanità e medicina. Se qualcuno venisse a propormi di fare il… ministro della Sanità, risponderei che il mio programma è molto semplice: faccio una sanità d’eccellenza, spendendo la metà di quello che si spende oggi, eliminando il conflitto di interesse introdotto nella mia professione dalla casta politica: il pagamento a prestazione. Il nostro sistema sanitario era uno dei migliori al mondo, la casta, con la complicità dei medici, lo ha rovinato. L’interesse del medico è che la gente stia male, per fare più prestazioni. Ma nove milioni di persone non hanno più accesso alla sanità. Io eliminerei tutto questo. Ecco perché nessuno mi ha mai chiesto di fare il ministro della Sanità. A me piacerebbe in futuro aprire anche in Italia il primo ospedale di Emergency, per far rivedere agli italiani, dopo 30 anni, che cos’è un ospedale, non una fottuta azienda. La sanità è uno scandalo pubblico”

Commenta se vuoi, premendo sul tasto azzurro “Comments” qui in basso a destra

 
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Morosini: si muore anche per ignoranza

Ad un anno  dalla tragica scomparsa di Piermario Morosini,concluse le indagini e le perizie, si sa finalmente che cosa successe quell tragico pomeriggio in campo, perché si sentì male e come mai non sopravvisse.

Ed ora sembrano  chiare le responsabilità di chi, per ignoranza o malafede, non sta certo  a noi dirlo, operò le manovre di rianimazione senza utilizzare il DAE che era a disposizione, segnando, di fatto, il destino del calciatore.

I periti hanno tratto le loro conclusioni.

E le stesse conclusioni le avevamo accennate, subito dopo la tragedia, sul nostro sito. Ma fummo accusati di sterile polemica e di “dare addosso” ai colleghi che si trovavano su quel campo quel giorno. Eppure…

Eppure avevamo ragione.

Ma l’avere ragione non ci consola, dal momento che in questo anno, nonostante gli sforzi quotidiani nostri e di altre associazioni, la campagna dei DAE si muove nella palude dell’ignoranza e dell’indifferenza.

Negli oltre 100 corsi BLSD che abbiamo tenuto, formando oltre 4000 “first responders” pochissimi sono stati i Medici che vi hanno partecipato: pochissimi Medici sanno a tutt’oggi come funzioni un DAE e quali meravigliose percentuali di sopravvivenza si ottengano.

Predomina quindi ancora l’ignoranza, intesa non come offesa, ma come mancanza di conoscenza e mancanza anche della voglia di conoscere.

Negli ultimi 6 anni sono stati 500 i ragazzi, anche giovanissimi, fulminati dalla morte improvvisa sui campetti, nelle palestre, nelle maratone e durante le corse ciclistiche.

Sono ancora 70.000 le morti l’anno in Italia per morte improvvisa, 200 al giorno, una ogni sette minuti. OLtre la meta’ potrebbe essere salvata dai defibrillatori semiautomatici pubblici.

E quindi , credeteci, non è una vittoria di cui gioire, questa.

E’ una vittoria senza vincitori, una vittoria in cui ha trionfato solo la morte.

Speriamo serva ad evitare, nel futuro, che altri Morosini abbiano la stessa, tragica sorte.

 

morosiniMorosini, l’accusa dei periti del tribunale di Pescara: “Il defibrillatore doveva essere usato

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LIVORNO – La morte di Morosini è ancora una ferita aperta nel cuore di tutti i tifosi, amaranto e no. Il presidente Spinelli lo ricorda sempre con un affetto e non smette mai di dedicargli ogni successo della sua squadra. Eppure sulla sua morte c’è ancora un grande punto interrogativo: Morosini poteva salvarsi se fosse stato usato il defibrillatore? A dare una risposta ci ha pensato la perizia dei tre consulenti nominati dal gip del tribunale di Pescara Maria Michela Di Fine. Ricordiamo che per l’accaduto sono indagati il medico sociale del Livorno Manlio Porcellini, quello del Pescara Ernesto Sabatini, il medico del 118 in servizio quel giorno allo stadio, Vito Molfese, e il cardiologo Leonardo Paloscia, direttore dell’Unità Coronarica e Cardiologia, presente allo stadio come tifoso.

Il resoconto – I tre periti avevano ricevuto l’incarico il 9 novembre nel corso dell’incidente probatorio. “La causa della morte, nel caso di specie, è individuabile nella certezza che Morosini fosse affetto da cardiomiopatia aritmogena con interessamento prevalente del ventricolo sinistro; pertanto, il decesso di Piermario Morosini – dicono i periti – è inquadrabile come una morte improvvisa cardiaca aritmica, secondaria alla cardiomiopatia aritmogena da cui era affetto, precipitata dallo sforzo fisico intenso”.

“ Tutti i membri della equipe medica – scrivono i periti Vittorio Fineschi, Francesco Della Corte e Riccardo Cappato – hanno omesso di impiegare il defibrillatore semi – automatico esterno, già disponibile a lato della vittima pochi secondi dopo il collasso di Morosini (dopo circa 25 secondi). Ciascuno dei medici intervenuti è chiamato a detenere , nel proprio patrimonio di conoscenza professionale, il valore insostituibile del defibrillatore semi-automatico nella diagnosi del ritmo sottostante e, in caso di fibrillazione ventricolare, il valore cruciale nell’influenzare le chance di sopravvivenza della vittima di collasso“.
L’accusa al medico del Pescara – I periti prendono in esame i singoli comportamenti “e la valenza causale dell’inefficace assistenza fornita, in termini di rilevanza causale”. Per quanto riguarda il medico sociale del Pescara Ernesto Sabatini i tre consulenti evidenziano che “in qualità di responsabile del soccorso nel campo della squadra ospitante era chiamato a conoscere la disponibilità della strumentazione di soccorso, la sua funzionalità e la modalità di impiego. La assoluta incardinata attività posta in essere da tale sanitario, comunque, dati i tempi di intervento riveste sicura dignità causale nel concretizzarsi dell’exitus di Morosini”.

L’accusa a Porcellini – Relativamente al medico sociale del Livorno Manlio Porcellini “sono riconosciute differenti incongruenze comportamentali, per il ruolo di non ospitante rispetto al medico del Pescara. Tuttavia anche lui avrebbe dovuto ricercare il defibrillatore semi-automatico esterno e,una volta identificatolo, saperlo impiegare immediatamente per gli scopi sopracitati, sfruttando così l’incomparabile opportunità di intervenire precocemente mediante defibrillazione esterna in un momento in cui la probabilità di pieno recupero del circolo cardiovascolare e’ massima. Tale omissione diagnostica – terapeutica, pertanto, riveste ruolo causale nel determinismo dell’exitus di Morosini”.

Le altre accuse – Per i consulenti del gip il medico responsabile del 118 Vito Molfese “ha rivestito il ruolo più delicato ed a lui sono addebitabili i maggiori profili di censurabilità comportamentale. Infatti  si deve a lui riconoscere il ruolo di leader che egli avrebbe dovuto assumere, procedendo immediatamente alla ricostruzione degli atti di soccorso praticati dai colleghi, immediatamente riconoscendo l’assenza di impiego del defibrillatore ed operandone l’impiego ad un tempo in cui una defibrillazione esterna si sarebbe associata ad una probabilità di sopravvivenza ancora piuttosto elevata (circa 60 – 70 per cento)”.
Per quanto riguarda il professor Leonardo Paloscia, intervenuto volontariamente per prestare soccorso al giocatore, i periti evidenziano che “non è parte integrante dell’equipe di soccorso, ma anch’egli omette di richiedere, e successivamente di impiegare, il defibrillatore”.

Da QUI LIVORNO -quotidiano online

Di seguito riportiamo quanto pubblicato sul nostro sito subito dopo la tragedia.

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