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I migliori anni della mia vita

incidente_stradale_mortale_auto_distruttaE’ bastata una pizza stasera, che sono andato a mangiare da Claudio, uno dei pochi amici che mi rimangono.

Titolare di una pizzeria eccellente vicino allo Stadio di Pisa.

E’ bastata una pizza e lui accanto che mi faceva compagnia mentre mangiavo. Ed in due minuti ci siamo messi a parlare di piu’ di 3o anni fa.

Entrambi eravamo volontari della Pubblica Assistenza di Pisa, in via SAn Martino 48.

In verita’ io entrai come Medico di ambulanza, perche’ avevo allora la prima figlia da mantenere.

Ma bastarono poche settimane affinche’ il virus del volontariato mi colpisse.

Con queste decine di amici eravamo una famiglia e pertanto, al di la’ delle ore di lavoro come Medico, presi il CAP (Certificato di Abilitazione Professionale – che a quel tempo era obbligatorio per la guida di mezzi di soccorso) ed iniziai a fare i turni , specialmente notturni, come Autista.

Il 118 non era ancora nato, e c’era sempre la concorrenza con i fratelli della Misericordia, a chi arrivava prima.

Non essendoci un numero unico di fronte ad un incidente stradale o ad un malore c’era chi chiamava la Pubblica Assistenza, chi la Misericorsia, chi il 112 dei Carabinieri, chi il 113 della Polizia, o il 115 dei Vigili del Fuoco.

Spessissimo infatti in quella confusione ci si trovava in due ambulanze con due medici su una unica urgenza.

Ma la riflessione di stasera tra Claudio e me era sulla bellezza di quei tempi.

Non eravamo formati certamente: macche’ linee guida, si andava ad intuito sia come barellieri che come medici.

Eppure pensate davvero  che oggi, con tutte le linee guida che sembrano tanto le tavole di Mose’ , la mortalita’ si sia ridotta?

 Scordatevelo.

Sono pronto a giurarci.

Non voglio stasera parlarvi del sangue e della sofferenza che abbiamo vissuto in quegli anni.

Vorrei descrivervi le formidabili sensazioni che noi medici e volontari del soccorso abbiamo la fortuna di percepire.

 Ora si parla di linee guida, di “dispatching” , di elisoccorso.

Noi abbiamo salvato tante vite spesso senza guanti con mani insanguinate a fronteggiare eventi che neppure sapevamo di poter fronteggiare.

Era la sirena che ci dava coraggio, i nostri lampeggianti, le nostre divise caldissime d’estate e freddissime di inverno, nelle case, nei fossi, sulle strade…..

Ad affrontare i dolori infiniti, le immagini strazianti, i dolori dei parenti, dei presenti, l’ottundimento psicologico di fronte ai disastri….alla morte.

Tanto sangue, tanta sofferenza abbiamo visto  e pochi sorrisi..

Pochissimi i ringraziamenti.

Ed e’ per questo e per mille altri motivi qui difficili da spiegare stasera pensavamo, Claudio ed io, alla bellissima opportunita’ che abbiamo avuto nella nostra vita.

Non solo per avere aiutato tantissime persone delle quali non ricorderemo mai il nome ed i quali, a loro volta,  non si ricorderanno il nostro, ma perche’ siamo diventati adulti diversi, pizzaioli o medici non conta , ma con il cuore pieno di emozioni impossibili da spiegare, di solidarieta’ e di conoscenza.

Qualita’ di fronte alle quali molti, anche gli addetti di oggi , impallidirebbero.

Grazie Claudio, per avermi ricordato forse gli anni migliori della nostra vita.

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