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Altre 5 scuole cardioprotette in provincia di Pisa

1L’anno scolastico parte alla grande in provincia di Pisa: 5 defibrillatori pubblici proteggeranno altrettanti istituti scolastici.

“CecchiniCuore Onlus” eseguira’ i corsi BLSD gratuiti a tutti i docenti ed al personale delle scuole.

Il 9 settembre alle ore 9 iniziera’ il Corso BLSD a Calcinaia presso il Comune di Calcinaia per i docenti delle scuole locali: un DAE  verra’ installato alla Scuola Primaria , donato dal “Gruppo Donatori Fratres”, mentre un’altro era gia’ stato intsllato dal Comune  presso la scuola secondaria di 1* grado.

L’evento e’ stato fortemente voluto dal Preside  dell'”Istituto Comprensivo Martin Luther King” , Prof. Luca Pierini, che ringraziamo per l’interesse alla nostra campagna ,

Il 26 Settembre ed il 3 Ottobre  alle 9  saremo alle scuole di Pappiana per un corso analogo per i docenti e personale delle varie scuole della zona; saranno 3 i DAE che proteggeranno i ragazzi di quegli istituti: uno donato ancora dalla Famiglia Bernardi, in ricordo della figlia Alice, uno donato dalla Polisportiva Sangiulianese ed uno dal Comune di San Giuliano.   Un DAE andra’ nella Scuola elementare di Pappiana, un altro alla Scuola di Pontasserchio, il terzo alla Scuola elementare di Metato.

Un bel modo di iniziare l’anno scolastico, mettendo in sicurezza le scuole ancor prima che la Legge ne preveda l’obbligo.

Circa 100 tra docenti e personale delle scuole saranno da noi formati all’impiego del DAE e all’esecuzione edlla rianimazione cardiopolmonare.

A tutte le persone che hanno ideato e contribuito a questa iniziativa di grande senso civico va il nostro grazie.

 

 
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DNR = do not resuscitate

dnr-tattoo1L’ acronimo DNR in inglese significa “do not resuscitate” (non rianimare).

Ma che ci fa un articolo del genere in un sito che parla di morte improvvisa, di rianimazione precoce?

C’entra eccome.

Perche’ nei paesi anglosassoni, e non solo, e’ lecito esprimere la propria volontà’ in caso di patologie gravissime, volontà’ che a volte dipendono da motivi culturali, talora religiosi, talora etici.

Ci sono persone in questi paesi che indossano collanine  o schede plastificate nei documenti sui quali e’ scritto “NON RIANIMATEMI”, oppure se lo fanno tatuare direttamente sul petto, affinche non vi sia alcun dubbio sulla propria volonta’.

Addirittura negli ospedali e’ permesso che un cartello con la stessa scritta venga fatta applicare dal paziente alla testata del letto…se vado in arresto cardiaco, per favore non fate niente.

Noi italiani invece , per cultura, per religione, per mentalità’ troviamo giusto provare il tutto per tutto, anche per un parente terminale che non vede l’ora di sfuggire dal mondo reale di sofferenza di dipendenza da altri e da farmaci. Di solito stimoliamo un accanimento terapeutico senza fine per non renderci conto che quella vita (che può’ essere della madre, del padre , del figlio….di un parente caro) che quella vita che sta conducendo da mesi e’ invivibile per il paziente, e che il tenerlo in vita con marchingegni farmacologici, meccanici rappresenta una soddisfazione per noi, ma una tortura per quel povero cristo condannato da una malattia inguaribile.

Esiste, voglio dire, una coscienza della qualità’ di vita, di valutazione della vita futura, che nel nostro paese  risulta spesso incomprensibile ai molti.

Ci troviamo spesso di fronte a novantenni , ma anche più’ giovani , ammalati di tumore incurabile, spesso devastante e doloroso che ha una fine in termine di giorni, settimane, talora mesi.

Ed il mantenere queste persone in vita , obbligandole a mangiare con un sondino nasogastrico, fleboclisi nutrienti, etc, appare per me essere una forma di enorme egoismo mascherato da amore.

Lo stesso dicasi per le autopsie, obbligatorie in tutto il mondo occidentale nei casi di morte da origine incerta. Non quelle sospette per un reato, ma anche quelle per morte naturale, come la morte improvvisa.

Le nostre Universita’ ed i nostri Ospedali molto raramente si trovano ad eseguire autopsie su questi deceduti. Eppure sono 200 al giorno….uno ogni 8 minuti.

Perche’ ai familiari non viene detto esplicitamente che va fatta l’autopsia…ma solo …se volete eseguiamo l’autopsia. Cosa che e’ richiesta a gran voce dai parenti quando il nonno 90 enne con cancro metastatico muore di fronte al Dott. Rossi. E viene chiesta non per capire perché il nonno sia morto (cosa evidente data la patologia di base) ma per capire se ci sia possibilità’ di rivalsa legale contro il Dott Rossi.

“E’ stato fatto tutto il necessario?”  ” si poteva fare di più’?”  “L’ambulanza ha tardato 20 minuti …” (in un paziente condannato da una malattia terminale senza ritorno.

Il fatto di non eseguire esami autoptici comporta che tutto il sistema diagnostico post-mortem (dalla autopsia alle indagini microscopiche ed a volte cromosomiche) in Italia sia lentissima.

Se non faccimo fare autopsie ai nostri parenti meno studenti di medicina saranno in grado di farlo, meno dati riceveranno el varie anatomie patologiche , meno dati avremo noi medici per curare le malattie.

Ecco perche’ tutte le statistiche di rilievo sono estere: perché’ li seguire le autopsie e’ obbligatorio in caso di morte improvvisa: non si deve chiedere l’autorizzazione ai parenti, si fa e basta e tutti sanno che per principio va fatta.

Loro hanno i dati e noi ci teniamo i morti.

Senza capire perche’ essi siano morti improvvisamente.

Puoi commentare liberamente questo articolo, come sempre, cliccando su “Comments” in celeste, qui in basso a destra. Grazie

 
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Miocardiopatia ipertrofica : un killer insidioso

ipertrofiaE’ dell’altro giorno la notizia dell’ennesima morte improvvisa di un ragazzo, questa volta di 18 anni, deceduto in una discoteca del Salento.

L’esame autoptico avrebbe rivelato che il ragazzo era affetto da miocardiopatia ipertrofica.

E’ una cardiopatia congenita, geneticamente trasmessa , che colpisce circa 1 su 500 individui nati.

Ve ne sono due forme: una non ostruttiva ed una ostruttiva, nella quale al momento della sistole, l’eccessivo spessore del setto interventricolare  crea un ostacolo all’efflusso di sangue verso l’aorta.

Entrambe le forme possono dare sintomi quali dispnea (affanno), sincopi da sforzo aritmie di vario grado, da banali extrasistoli a temibili aritmie mortali.

Purtroppo nella gran parte dei casi la malattia decorre asintomatica fino ad un tragico epilogo

Solitamente queste patologie si associano ad ECG anormali, e quindi e’ piuttosto facile iniziare una serie di accertamenti che permettano una diagnosi precisa, come l’ecografia e la RM.

E’ fondamentale quindi che tutti i ragazzi eseguano un ECG basale, sia che facciano sport che non lo facciano.

A volte e’ difficile porre la diagnosi differenziale tra una miocardiopatia ipertrofica (che’ e’ congenita, quindi presente gia’ dalla nascita) con una ipertrofia ventricolare sinistra spiccata tipica degli atleti di specialista’ di durata (maratoneti, ciclisti di fondo, pesisti, etc…).

La biopsia endomiocardica talora si rende necessaria ai fini della diagnosi: nella miocardiopatia ipertrofica si osserva il titpico “disarraying” delle fibre miocardiche .

Cosa fare?

Andrebbe innanzitutto sospettata nei pazienti che abbiano avuto parenti di stretto grado deceduti per morte improvvisa, o che abbiano presentato episodi sinciopali da sforzo o dolori toracici da sforzo, anche in eta’ giovanile.

L’ecocardiografia e’ il metodo piu’ veloce per uno screening : le immagini e le misure sono inconfondibili per porre il sospetto.

La terapia si basa su farmaci (beta bloccanti o verapamile ad alte dosi) fino all’applicazione di un defibrillatore impiantabile in quei casi dove si sono evidenziate aritmie a rischio di vita.

Questa ennesima morte conferma la necessita’ della installazione di defibrillatori pubblici specie in quei luoghi dove ci sia un grande afflusso di persone, come lo sono le discoteche. Solo una scarica elettrica infatti puo’ far tornare in vita un paziente che presenti una fibrillazione ventricolare che e’ causa della morte improvvisa.

Potete commentare l’articolo, come sempre, cliccando su “Comments” in celeste, qui a destra. Grazie

 
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Vietato lamentarsi

foto_454248_550x340L’UnioneSarda.it » Cronaca »

Critica i migranti su Fb, la Croce Rossa sospende il presidente sardo Gallistru
CRONACA
Critica i migranti su Fb, la Croce Rossa sospende il presidente sa
Il presidente sardo della Croce Rossa Francesco Gallistru è stato sospeso per un commento sgradito sui migranti lasciato sulla pagina Facebook del deputato Giorgia Meloni.
La denuncia è del consigliere regionale di Fratelli d’Italia-An, Paolo Truzzu che accusa: “E’ davvero strana l’idea di democrazia e di libertà di pensiero che hanno i profeti del politicamente corretto”.
Così il consigliere regionale sardo racconta l’accaduto: “La parlamentare e leader di Fratelli d’Italia il 28 luglio scorso ha pubblicato un post in cui stigmatizzava l’azione di alcuni immigrati ospiti al residence “Mimose” di Eraclea. Gli extracomunitari, per protestare contro la cooperativa che gestisce i servizi nel centro, avevano lanciato per strada i pasti preparati e serviti loro”.
Francesco Gallistru, attraverso il proprio profilo personale, aveva commentato scrivendo queste parole: “Quando da piccolo protestavo per il cibo mia madre mi toglieva il piatto rimanevo senza cena e lo stesso piatto me lo ritrovavo per i giorni successivi… uffi se fossi stato un extracomunitario avrei avuto il diritto di protestare”.
Un commento che – denuncia Truzzu – “è stato ritenuto “gravissimo” e “discriminatorio” dal Comitato centrale della Cri, in quanto rivolto a persone “vulnerabili”, e avrebbe perciò violato il “codice etico e di buona condotta” che guida i soci della Croce Rossa italiana”, tanto che per Gallistru sarebbe scattata la sospensione dalla carica.
“La verità è un’altra – denuncia Truzzu – si è voluto zittire con un provvedimento sproporzionatamente duro rispetto ai fatti contestati una legittima voce di dissenso, diversa dall’imperante ideologia del politicamente corretto. Non si è tenuto conto degli anni di servizio nella Cri di Gallistru, del suo pregresso e delle attività di assistenza al prossimo svolte. E’ bastato un commento sgradito per cancellare dalla Croce Rossa sarda, letteralmente da un giorno all’altro, il Presidente del Comitato regionale”.